Moschee chiuse in quarantena

china-mosque-winterIn concomitanza con la diffusione del Corona Virus nel nostro Paese, diverse moschee e sale di preghiera – analogamente alle chiese e ai luoghi di culto di altre tradizioni religiose – hanno temporaneamente sospeso sia la congregazione (jamâ‘ah) per le 5 preghiere quotidiane sia la celebrazione della preghiera del Venerdì (Jumu‘ah). Tale provvedimento è stato assunto non solo in ottemperanza alle disposizioni diramate dalle autorità competenti, ma anche in ossequio alle indicazioni della Legge Sacra (Sharî‘ah), a tutela delle comunità e di tutta la popolazione civile italiana.

Disse infatti il Profeta Muhammad ﷺ che “nessun malato dovrebbe essere posto [a contatto] con un sano” [1], onde evitarne il contagio; e disse ﷺ che “chi mangi aglio o cipolla sia tenuto lontano dalla moschea, e resti in casa sua” [2] – intendendo con ciò la premura di non recare disagio agli altri, nemmeno quello minimo della puzza e dell’afrore. Ibn ‘Abd al-Barr ha infatti spiegato che, per analogia, qualsiasi causa di nocumento alle persone – tra cui, ovviamente, una malattia infettiva – è un motivo valido per impedire l’accesso alla moschea, finché tale motivo non venga meno. [3]

Ciò è legato al carattere flessibile della Legge Sacra, essenzialmente volta alla praticità ed all’agevolazione (yusrâ) nei confronti dei fedeli, nonché al carattere universale del culto islamico, che non è ritualmente confinato entro spazi esclusivi: “tutta la terra è stata resa [per il Profeta ﷺ e per i fedeli dell’Islam] luogo di purificazione e prosternazione” [4] – lett. ‘moschea’, di cui la moschea edificata ed adibita al culto (jâmi‘) rappresenta una delimitazione rituale volta ad agevolare la riunione congregazionale dei fedeli e delle potenze angeliche.

FATWA – Il nostro Shaykh Mufti Wajid Iqbal della Dar Ihya’ as-Sunnah ha dunque confermato che virus e malattie infettive sono validi motivi per essere scusati dall’attendere alle preghiere congregazionali, specialmente quando la loro sospensione può aiutare a fermare la diffusione del virus. In tal caso, una persona non dovrebbe recarsi in moschea, bensì pregare in congregazione a casa con la sua famiglia a casa, formulando l’intenzione di recarsi in moschea laddove non vi fosse stata restrizione a farlo. Così riceverà sia il merito dell’aver pregato in congregazione sia quello di aver pregato in moschea, benché non abbia avuto la possibilità materiale di farlo – poiché “invero le azioni valgono secondo le intenzioni”. Analogamente, per quanto concerne la preghiera del Venerdì, laddove vi siano restrizioni si pregherà la normale preghiera del mezzodì (zhuhr), secondo le modalità succitate. [5]

La sospensione temporanea della congregazione nelle moschee non implica quindi né una diminuzione delle preghiere né una compromissione della loro qualità; viceversa, costituisce piuttosto un’opportunità per vivificare maggiormente le proprie dimore con le opere spirituali – come disse il Profeta ﷺ: “non rendete cimiteri le vostre case”, incoraggiando la preghiera domestica – e per intensificare le invocazioni private. A questo proposito, è raccomandabile recitare ed invitare altri alla recitazione di invocazioni coraniche e profetiche (raccolte ad es. dall’Imam as-Shadhili nel Hizb al-Bahr), di litanie specificamente dedicate alla protezione (ad es. l’invocazione Latifiyya), di recitazioni integrali (khatm) del Nobile Corano ed invocazioni di grazia sul Profeta ﷺ – con l’intenzione di dedicarle alla salute ed alla preservazione del nostro Paese.

Quelle comunità che, pur adottando misure di prevenzione della diffusione del virus, volessero comunque offrire la preghiera del Venerdì per assolvere al suo obbligo collettivo (fard kifâya), potrebbero eventualmente celebrarla col minimo di persone richieste – generalmente, almeno 3 uomini oltre all’imam khatib. Il Consiglio Religioso Islamico di Singapore ha inoltre diramato alcune raccomandazioni indicative – come dotarsi di propri tappeti da preghiera invece di prosternarsi direttamente sul pavimento, evitare di stringere le mani, curare con particolare attenzione l’igienizzazione e la ventilazione delle sale da preghiera, etc. [6]

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Durante la peste di Milano del 1576, per consentire alla locale popolazione cristiana di partecipare alle funzioni religiose nonostante la quarantena, il Cardinal Carlo Borromeo fece «piantar altari in molti luoghi della città allo scoperto per dir messa in luogo che dalla finestra si possa se non udire, vedere; e si pigliaron quelli siti che possano servire a più persone» [7]. Sebbene – come visto – nell’Islam non siano necessarie queste misure straordinarie per la celebrazione del culto, analoghe misure di sostegno e di conforto spirituale potrebbero infine essere offerte tramite i moderni social media: divulgando scritti e messaggi audio-video di incoraggiamento, proseguendo a distanza le normali attività di insegnamento, promuovendo riunioni telematiche (conference calls) di dhikr ed avendo cura di mantenere i rapporti telefonici con le persone eventualmente sottoposte a misure di restrizione od isolamento, in casa propria od in ospedale. 

[1] Bukhârî (6771), Muslim (2221).
[2] Bukhârî (855), Muslim (564).
[3] At-Tamhîd (6/422).
[4] Sunan Tirmidhî (317).
[5] Consultazione diretta con l’insegnante.
[6] https://www.facebook.com/MUIS.SG/posts/10157517455446329
[7] A. Valente, La peste del 1576 in Milano. Notizie tratte dalle lettere di un contemporaneo, in Archivio Storico Lombardo, 1923, pp. 472-473.

Ma il laicista esegeta no – e comunque, “noi passamm’oltre”

Replica speculare ad un articolo di Paolo Flores d’Arcais pubblicato su Micromega.  

Il fondamentalismo laicista è un’ideologia oppressiva. Al quadrato, anzi. Oppressione della legge civile sulla religione, a cui pretende di imporsi, violando quella precondizione della democrazia che è il principio di libertà religiosa e di espressione tutelata dallo Stato. E oppressione dell’ateo sul credente, laddove la propaganda laicista pretenda di imporre la propria esegesi delle Scritture, a discapito di quella degli esegeti stessi, travisandola: ad esempio, laddove si neghi che il velo islamico (hijâb) sia una pura e semplice prescrizione divina – come attestato dall’unanimità dei Sapienti musulmani tradizionali – mistificandolo intimiditoriamente come “un simbolo dell’islamismo politico, della religione che vuole imporre la sua legge a tutti”. Oppure, laddove si estrapolino indebitamente brani dei Testi sacri, costringendoli poi a dibattersi nella gabbia colpevolizzante di letteralismi aberranti – del tutto estranei ai testi stessi, e con tutta la detestabile testardaggine della decontestualizzazione.

Quest’ideologia doppiamente oppressiva ha perciò coerentemente messo al bando i simboli religiosi, ad esempio, dalle istituzioni pubbliche della Repubblica Francese, nelle cui scuole i giusti valori di “liberté, égalité et fraternité” vengono purtroppo fraintesi, e tradotti in condotte che conculcano la libertà religiosa e di espressione dei cittadini credenti, compromettendone l’eguaglianza e mortificandone la fraternità.

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Consigli per il clima nevoso

«Il Profeta menzionò la neve? Sì, molte volte. Ad esempio, Egli invocò ﷺ: “O Allah! Monda i miei peccati con l’acqua, con la neve e con la grandine”». (Shaykh Muhammad al-Yaqoubi)

Tra le buone consuetudini (ādāb) legate al clima nevoso, vi sono le seguenti:

1. Verificare le condizioni dei propri familiari e vicini di casa, in particolare i più anziani: ci si accerti che il loro riscaldamento sia funzionante – ad esempio, facendo caso ai pennacchi che eventualmente fuoriescano dalle canne fumarie delle case – e che siano provvisti di sufficienti generi di prima necessità, ci si occupi di rendere agibili i marciapiedi antistanti le abitazioni e di aprire il passaggio ai veicoli – disponendosi a compiere servizi di emergenza, per coloro che non fossero in grado di occuparsene da sé.

Disse il Profeta ﷺ: «[L’arcangelo] Gabriele mi ha raccomandato [con particolare enfasi] i diritti dei vicini, a tal punto che pensavo mi ordinasse di annoverarli [perfino] tra coloro che hanno diritto all’eredità».

2. Ricordare specificamente i vagabondi e i senzatetto nelle proprie preghiere, durante i giorni e le notti di freddo rigido. Se si venisse a conoscenza di persone in queste condizioni, se ne informino al più presto le autorità competenti (polizia, vigili del fuoco) e/o le associazioni e i volontari che operano per la loro assistenza e ricovero.

3. Monitorare le bacheche di condivisione comunitaria e/o i social network (Facebook, etc): in tal modo, laddove vi fossero servizi comunitari o cittadini bisognosi di operatori volontari, se ne sarebbe tempestivamente informati, mettendosi poi a disposizione.

Disse il Profeta ﷺ: «La persona migliore è quella più utile agli altri» (خير الناس أنفعهم للناس).

4. Compiere una breve passeggiata, con abiti sufficientemente caldi, e meditare come il potere (qudra) di Allah ﷻ si manifesti nel cambio del clima e delle stagioni, che tra loro si susseguono e si compenetrano, incessantemente.

Mentre si avverte la morsa del freddo, si ringrazi dunque per l’abitazione calda e asciutta in cui ci sarà concesso di fare ritorno, dedicando un pensiero a tutti coloro che nel mondo sono messi alla prova dalle intemperie e dai rigori del tempo, con poche o nessuna protezione.

5. Meditare il fatto che Allah ﷻ ricopre la terra e il fango con candida neve, così come ricopre (ghafara) i peccati dell’essere umano col Suo candido perdono.

6. Ricordare che è tradizione (sunna) del Profeta ﷺ volgersi pentiti al Signore durante quei periodi in cui si verifichino condizioni climatiche insolite o estreme.

7. Fare attenzione alla propria salute e sicurezza: vestendo adeguatamente, camminando con attenzione, guidando con prudenza, etc.

Indicazioni liberamente ispirate a una raccomandazione di Shaykh Asim Yusuf (Allah lo protegga). 

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Shaykh Muhammad al-Yaqoubi, durante una nevicata a Damasco nel 2011.

Shaykh Muhammad al-Yaqoubi

Sayyiduna Shaykh Abu l-Huda al-YaqoubiL’erudito Sapiente (‘allâmah), il pio Giurisperito (faqîh), la retta Guida spirituale (murshid), Sua Eminenza Sayyid Shaykh Muhammad Abu l-Huda al-Yaqubi al-Hasani al-Idrisi, nato a Damasco il 7 Maggio 1963 (13 Dhû l-Hijja 1328), è il 34° pronipote del Profeta Muhammad (ﷻ), erede di una nobile famiglia di Sapienti musulmani che tramite la discendenza di Mawlay Idris al-Anwar, fondatore della città di Fes e della dinastia degli Idrisidi, appartiene al lignaggio di Sayyidunâ al-Hasan ibn ‘Alî (رضى الله عنهم أجمعين), nipote dell’Inviato di Allah (ﷻ).

Da questa casata provengono numerosi e noti uomini di Dio, che per molti secoli hanno perpetuato l’insegnamento delle scienze sacre: suo padre, Sayyid Shaykh Ibrahim al-Yaqoubi, fu uno dei più nobili Sapienti dell’Oriente islamico del XX secolo; suo nonno, Sayyid Shaykh Isma‘il al-Yaqoubi, fu a sua volta un grande Sapiente e Spirituale (‘ârif); lo zio materno di suo padre fu lo Shaykh ‘Arabi al-Yaqoubi, mentre il suo zio paterno fu il famoso Spirituale Shaykh Sharif al-Yaqoubi. Tre fra i suoi nobili predecessori assunsero l’Imamato per il madhhab Mâlikî presso la Grande Moschea ‘Umayyade di Damasco – possa Allâh (ﷻ) avere misericordia di loro. Continua a leggere “Shaykh Muhammad al-Yaqoubi”

Dichiarazione di Grozny sull’identità Sunnita

Definizione dell’ortodossia Sunnita nel credo, nella giurisprudenza e nella spiritualità, e denuncia delle conseguenze legate alla devianza da essa e alla sua perversione nell’epoca contemporanea 

Nel Nome d’Iddio, il Clemente, il Misericordioso

Sia lode (hamd) a Dio, il Signore dei mondi, e che la grazia (salât) e la benedizione divina discendano sul nostro Signore Muhammad, sulla sua famiglia e su tutti i suoi compagni.

A fronte dei tentativi perpetrati da parte di alcuni sediziosi, estremisti ed eretici, di appropriarsi dell’onorevole titolo di “Sunniti” (Ahlu s-Sunnah wa l-Jamâ‘a), gettando così discredito sull’intera religione Islamica con le loro azioni perverse, il 21 Dhu l-Qi‘dah 1437 (25 Agosto 2016) si è tenuta la Conferenza Mondiale dei Sapienti (‘ulamâ’) Musulmani – in ricordo dello Shaykh martire, il Presidente Ahmad Hajj Kadyrov (Dio ne abbia misericordia) [1] – dedicata al tema: “Che cosa si intende per Islam sunnita? Definizione dell’ortodossia Sunnita nel credo, nella giurisprudenza e nella spiritualità, e denuncia delle conseguenze legate alla devianza da essa e alla sua perversione nell’epoca contemporanea”.
Patrocinata dal Presidente Ramzan Kadyrov, la Conferenza si è svolta alla stimata presenza di Sua Eccellenza il Grande Imam, lo Shaykh al-Azhar, nonché di mufti e di più di duecento Sapienti musulmani provenienti da ogni parte del mondo [in rappresentanza delle principali autorità tradizionali Sunnite] [2]. Grozny-ConferenceGli esiti della conferenza si possono riassumere come segue [3]:

  • Il discorso di apertura di Sua Eccellenza il Grande Imam, lo Shaykh al-Azhar, è stato adottato come documento fondamentale della Conferenza.

Sulla centralità delle scuole classiche e della spiritualità tradizionale

  • La Gente della Sunnah e del Consenso sapienziale (Ahlu s-Sunnah wa l-Jamâ‘a) è composta dagli Ash‘ariti e dai Maturiditi – nonché dai Tradizionisti (Ahlu l-Hadîth) la cui dottrina sia conforme all’ortodossia classica – nell’ambito del credo (i‘tiqâd); dai seguaci delle quattro scuole classiche (madhâhib) – Hanafiti, Malikiti, Shafi‘iti e Hanbaliti – nell’ambito della giurisprudenza (fiqh); e dalla Gente del Sufismo (Tasawwuf) autentico, caratterizzato dalla conoscenza, dalla moralità e dalla purezza, secondo la via dell’Imam Junayd, Principe della Gente spirituale, e di coloro ne hanno praticato la metodologia tra le Guide della spiritualità.

Sull’articolata complessità scientifica dell’interpretazione ortodossa

  • Tale metodologia rispetta le scienze ausiliarie della Rivelazione [islamica], esprime correttamente le caratteristiche e le finalità della religione Islamica, tutela le persone e gl’intelletti, preserva la Religione da qualsiasi alterazione o abuso, protegge i beni e la dignità, e tramanda complessivamente le più eccellenti caratteristiche e le più nobili virtù.
  • Il Nobile Corano è [infatti] simile a un sacro recinto, attorno sono disposte diverse scienze ausiliarie e complementari, che servono a capirne esattamente i significati, a comprenderne gli scopi e le finalità legate a[lla Volontà di] Dio, a dedurne le diverse conoscenze che vi sono depositate, a tradurne i versetti in vita e in civiltà, in etica, in arte e in moralità, in misericordia e in felicità, in fede e in sviluppo, nella diffusione della pace e della sicurezza nel mondo – affinché i diversi popoli, culture e civiltà possano costatare coi loro occhi che questa Religione è una misericordia per i mondi, e un motivo di felicità in questa vita e nell’Altra.
  • La metodologia Sunnita e la più completa, la più dettagliata e la più precisa fra quelle adottate dalle genti musulmane, quella che offre disposizioni più nitide e che seleziona con maggior accuratezza le opere sapienziali e i curricula di studio, in maniera tale che questi esprimano nella maniera più corretta il modo in cui la mentalità musulmana comprende la nobile Legge divina e la complessità della realtà contemporanea – e dunque la maniera più adatta per porle in relazione tra loro e conciliarle positivamente.

Sul ruolo di guida e salvaguardia delle istituzioni sapienziali tradizionali

  • Le scuole sapienziali, che per molti secoli hanno espresso la metodologia Sunnita, hanno formato centinaia di migliaia di Sapienti e dotti, i quali si sono diffusi in tutto il mondo – dalla Siberia alla Nigeria, da Tangeri (Marocco) a Giacarta (Indonesia) – assumendo i ruoli e le posizioni più disparati: dall’ufficio di mufti all’amministrazione della giustizia, dall’insegnamento alla predicazione, grazie alle loro attività si è potuta diffondere la sicurezza nelle società, si sono potuti spegnere i focolai del conflitto e della sedizione, si sono avvicinate le nazioni tra loro e si sono divulgate conoscenze corrette e autentica consapevolezza.
  • Nel corso della storia, la comunità Sunnita ha vigilato l’insorgere di ogni pensiero deviante, nonché le posizioni e i concetti dei diversi gruppi e sette, soppesandoli sulla bilancia della conoscenza, della critica scientifica e della confutazione intellettuale. Essa ha mostrato coraggio e determinazione nell’affrontare i fenomeni di devianza, adoperando gli strumenti di discipline ben fondate scientificamente per esaminarli e correggerli. Ogni qualvolta le metodologie sapienziali Sunnite sono state ravvivate, le correnti dell’estremismo si sono ritirate, e la condizione della Comunità muhammadiana è stata rettificata nel suo complesso, affinché fosse libera di dedicarsi alla coltura e al progresso della civiltà umana.E’ in questo contesto che sorsero alcune delle figure più geniali tra i sapienti e gli scienziati, che diedero il loro contributo scientifico nei campi dell’algebra, della geometria analitica, della trigonometria, della medicina, della farmacologia, della scienza animale e vegetale, delle scienze ambientali, dell’astronomia, etc [..] – così come in diverse altre scienze: questi furono frutti innegabili della metodologia sapienziale adottata dalla comunità Sunnita [e del suo approccio integrato al complesso delle discipline scientifiche].

Sulla condanna delle eresie e dell’estremismo antico e contemporaneo

  • Nel corso della storia, si sono susseguite correnti di pensiero malsano e deviante che hanno pretesto di ascriversi alla Nobile Rivelazione [islamica], che si sono contrapposte alla corretta metodologia sapienziale – tentando [perfino] di distruggerla – e che hanno minato la sicurezza e la stabilità della gente.La prima di queste correnti deviate e nocive fu quella dei sediziosi (khawârij) antichi, per arrivare fino ai sediziosi dell’epoca contemporanea – tra coloro che invitano al salafismo connotato dall’accusa generalizzata di apostasia nei confronti dei musulmani (salafiyyah takfiriyyah), ISIS (Dâ‘ish) e altre correnti estremiste che lo hanno imitato, il cui denominatore comune è rappresentato da una profonda perversione [degli insegnamenti religiosi], da una dottrina priva di fondamento e da un’interpretazione della religione autoreferenziale, basata sull’ignoranza. Ciò ha dato adito a dozzine di concetti erronei, di pensieri nocivi e di interpretazioni infondate, dalle quali sono scaturite l’accusa di miscredenza nei confronti dei musulmani (takfîr) e la devastazione, lo spargimento di sangue e la desolazione – nonché la diffamazione stessa dell’Islam, che ha provocato la diffusione dell’ostilità e dell’inimicizia nei suoi confronti.

    Ciò ha reso necessario che i testimoni fedeli di questa religione benedetta prendessero chiaramente le distanze da quest’aggressione, e ne mostrassero l’estraneità da tutto ciò che le viene erroneamente attribuito, secondo l’insegnamento stesso del Profeta (che la pace e la benedizione di Dio siano su di lui), che disse nella tradizione autentica: “Questa conoscenza [della Religione] sarà trasmessa in ogni generazione dai suoi testimoni fedeli, che la monderanno dalle devianti distorsioni degli estremisti, dalle infondate attribuzioni dei falsari e dalle interpretazioni fallaci e autoreferenziali degli ignoranti”.

  • A Dio piacendo, questa conferenza conduce a un importante e significativo punto di svolta nella rettificazione della grave e pericolosa alterazione che ha caratterizzato per lungo tempo l’espressione “Islam Sunnita” – in seguito ai tentativi degli estremisti di appropriarsi di questo titolo onorifico, di riferirlo soltanto a se stessi e di escluderne ed estrometterne i suoi legittimi rappresentanti.
  • Tale rettificazione è resa possibile dall’adeguata applicazione della metodologia sapienziale tradizionale, scientificamente ben fondata, adottata dalla nostra grande scuola [della tradizione classica Sunnita], la quale rappresenta la valvola di sicurezza per smantellare la propaganda estremista, tramite l’efficace divulgazione di messaggi di pace, di sicurezza e di misericordia per i mondi – fino a quando, a Dio piacendo, tutti i nostri Paesi [legati alla tradizione dell’Islam Sunnita] possano ritornare ad essere pulpiti di luce e sorgenti di guida.

La conferenza si può riassumere inoltre nell’indicazione di diverse raccomandazioni:

Promozione delle istituzioni sapienziali e dell’insegnamento tradizionale

  • Le grandi scuole sapienziali riacquisiscano consapevolezza di se stesse, della loro storia e del retaggio dei loro antichi e originari metodi educativi, facendo ritorno ad un insegnamento integrato del complesso delle discipline scientifiche [tradizionali e moderne], tale da formare Sapienti e studiosi che possano svolgere funzioni di guida e di riferimento, contrastare l’insorgenza di pensieri devianti, diffondere la conoscenza e la pace sociale e proteggere le nazioni [dalla violenza].
  • Le istituzioni sapienziali tradizionali – come la nobile Università di al-Azhar (Egitto), al-Qarawiyyin (Marocco) e az-Zaytuna (Tunisia), insieme ai loro centri scientifici e di ricerca – innalzino il grado di cooperazione tra loro, e così con le istituzioni religiose e scientifiche della Federazione Russa [e degli altri Paesi].
  • Si accresca la cura e l’attenzione verso la qualità dell’insegnamento delle scienze islamiche nel loro complesso, e delle scienze dei fondamenti del diritto (usûl al-fiqh) e della teologia in maniera specifica, così da regolare e verificare il pensiero religioso e confutare le categorie dell’estremismo e dell’ateismo [laicista].
  • Le istituzioni sapienziali Sunnite introducano borse di studio per coloro che desiderino studiare le scienze islamiche tra i musulmani di Russia [e del mondo].
  • Si inaugurino piattaforme di e-learning per gli studi per corrispondenza, in modo da diffondere più efficacemente la cultura della sicurezza, a beneficio di tutti coloro che desiderino ricercare la conoscenza e la saggezza tradizionali, pur non avendo la possibilità di perseguire un regolare iter educativo [in loco].

Ricerca scientifica e mezzi di comunicazione

  • Si promuova un centro di ricerca scientifica nella Repubblica Cecena [e nei diversi Paesi] per il monitoraggio e lo studio delle sette contemporanee e della loro propaganda, con l’istituzione di una banca dati documentata che contribuisca all’analisi critica e alla confutazione del pensiero estremista e delle sue categorie.
  • Si dedichino la necessaria cura e attenzione verso i canali dei social media, e si promuova la specializzazione scientifica nelle conoscenze e nelle capacità idonee ad esprimere su questi mezzi di comunicazione una presenza forte ed efficace [che ne contrasti gli abusi e le strumentalizzazioni settarie].
  • Si promuova un canale televisivo, in ambito Russo [e ovunque ve ne sia l’opportunità], che trasmetta ai cittadini l’immagine corretta della Religione islamica, concorrendo a contrastare l’estremismo e il terrorismo.

Responsabilità dei governi e dei legislatori

  • I governi siano informati della necessità di sostenere le istituzioni religiose e i centri di ricerca basati un approccio equilibrato, mettendoli in guardia rispetto al pericolo che corrono laddove compromettano le politiche di equilibrio [tra i diversi elementi della società civile, per via di politiche settarie e discriminatorie] e fomentino conflittualità tra i diversi discorsi religiosi – atteggiamento che non fa che acuire le tensioni nella società, e la frammentazione tra le sue componenti.
  • I governi siano incoraggiati a promulgare leggi che sanzionino la diffusione e la propaganda dell’odio, l’incitamento alla sedizione e all’anarchia, il conflitto civile e il vilipendio delle istituzioni.

Auspici e prospettive

  • I partecipanti auspicano che questa importante Conferenza si riunisca in maniera continuativa e regolare, così da poter operare per realizzare i nobili scopi che si è prefissa, tenendo il passo con le sfide emergenti e affrontandole con efficacia.
  • Viene costituita una commissione, per il monitoraggio dell’effettiva applicazione delle conclusioni e delle raccomandazioni contenute nella presente dichiarazione.

Seguono ringraziamenti e saluti conclusivi alle locali istituzioni civili e sapienziali (..).

La grazia (salât) e la benedizione divina discendano sul nostro Signore e Maestro Muhammad, sulla sua famiglia e su tutti i suoi compagni.

Grozny, 24 Dhu l-Qi‘dah 1437 (27 Agosto 2016)
Traduzione italiana, adattamento e note di Ibrahim G. Iungo


[1] Akhmad Kadyrov (1951-2004), prima Gran Mufti e poi Presidente della Repubblica Cecena. Dopo aver combattuto per l’indipendenza della Cecenia, prese le distanze dal movimento separatista quando questo venne infiltrato dall’ideologia islamista e dall’afflusso di guerriglieri stranieri. Fu ucciso in un attentato, rivendicato dagli islamisti.

[2] La Conferenza ha riunito alcune delle principali autorità sapienziali Sunnite, tra cui – oltre al Grande Imam, lo Shaykh al-Azhar – il Principe Ghazi di Giordania, presidente del Consiglio dei fiduciari del Royal Aal al-Bayt Institute for Islamic Thought di Amman, nonché consigliere e inviato di Re Abdullah II per gli affari religiosi; Shaykh Ahmad al-‘Abbadi, segretario  generale della Lega Muhammadiyyah dei Sapienti del Marocco, nonché consigliere di Re Mohammed VI; Shaykh Idris al-Fihri, vicepresidente dell’Università di al-Qarawiyyn, Shaykh Usama al-Azhari, consigliere del Presidente della Repubblica Araba d’Egitto per gli affari religiosi; Shaykh al-Habib ‘Umar ibn Hafizh, presidente del Dar al-Mustafa di Tarim, e Shaykh al-Habib ‘Ali al-Jifri.

La grande autorevolezza, l’alto numero e la variegata diversità delle provenienze delle autorità sapienziali coinvolte nell’iniziativa, costituiscono altrettanti elementi che pongono questa Conferenza ben al di là dello specifico contesto politico che ne ha eventualmente promosso l’organizzazione, cui alcuni critici hanno cercato di ridurla.

[3] Mantenendo inalterato il testo della Dichiarazione, è stata introdotta una capitolazione che consenta di distinguerne chiaramente le tematiche principali; l’elencazione delle raccomandazioni finali è stata poi riordinata in maniera da darne un quadro più organico e fruibile, al di là del contesto locale in cui sono state formulate.

L’ode mattutina del sultano italiano

Sultan Murad III (1546-1595) governò l’Impero Ottomano tra il 1574 e il 1595, durante il suo periodo di massima espansione: figlio di Sultan Selim II (1524-1574), era italiano da parte di sua madre, la veneziana Cecilia Venier-Baffo (1525-1587), vâlide sultân (madre del sultano regnante) conosciuta come Nur Banu dopo la sua adesione all’Islam. La donna – apprezzata per la sua grande bellezza e intelligenza, e tuttora sepolta in Aya Sofya, a Istanbul – svolse un ruolo di primo piano nella politica estera Ottomana, tessendo rapporti non soltanto con la Serenissima Repubblica di Venezia, ma anche con altri Stati italiani.

Quando, un giorno, Sultan Murad III non si svegliò per recitare regolarmente l’orazione quotidiana dell’alba (salâtu l-fajr), ne fu talmente afflitto da comporre quello che divenne un famoso poema in lingua Turca, in cui esorta al Ricordo di Allah ﷻ e al riconoscimento della transitorietà terrena. Il sovrano di uno dei regni più potenti ed estesi della sua epoca trasmetteva in tal modo un preciso lascito spirituale, e un esempio di perenne attualità per tutti i governanti: non c’è forza né potere se non per Allah ﷻ e in virtù del Suo Ricordo, quale che sia il proprio rango o funzione in seno alla società, e i privilegi  e benefici materiali che ne derivano.

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Le brecce della Grande Muraglia

gog-e-magog-miniatura-persiana-xvisecLa tradizione Taoista narra che, in tempi molto antichi, «Niu-kua fece fondere pietre dai cinque colori, per riparare uno strappo fatto nel cielo da un gigante» [1]: si trattava del danno provocato da un’avanguardia di quelle che la tradizione Biblica e quella Coranica avrebbero poi indicato, concordemente, come «le orde di Gog e Magog». Secondo la narrazione rivelata al Profeta Muhammad , quando Alessandro Magno giunse alle estremità delle terre conosciute, minacciate da queste orde infernali, su richiesta delle popolazioni locali vi eresse una «Grande Muraglia» – che gli indù indicano col termine «lokâloka», letteralmente «ciò che separa l’ordine cosmico (loka) dal caos delle tenebre (aloka)»: questa muraglia, forgiata in ferro e rame «affinché non potessero scalarla né aprirvi un varco» avrebbe retto e protetto gli esseri umani fino al giorno in cui non «sarà ridotta in polvere» e le orde infernali «caleranno in ondate gli uni sugli altri». 

E’ nei bastioni di questa «Grande Muraglia», che vanno ormai aprendosi ed allargandosi brecce e fenditure vieppiù profonde e pericolose. 

Non si tratta, tuttavia, di quelle brecce geopolitiche che consentono a flussi migratori vieppiù massicci di attraversare le frontiere e di raggiungere i nostri Paesi – fenomeno drammatico rispetto a cui, come cittadini Italiani e Musulmani, esprimiamo e rinnoviamo comunque il nostro massimo impegno, in stretta collaborazione con le istituzioni e con la società civile, tramite il sostegno umanitario, la mediazione linguistica e culturale, e il contributo all’opera di prevenzione e repressione dei comportamenti criminosi che eventualmente potessero venire a verificarsi nelle nostre comunità. 

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Istruzioni sul pentimento

Brano tratto dai capitoli iniziali dell’opera «La corona dello sposo, scrigno della disciplina delle anime» (Tâj al-‘Arûs al-Hâwî li-Tahdhîb an-nufûs), dell’Imâm Ibn ‘Atâ’ Allâh.

Disse l’Imâm Tâj ad-Dîn Ibn ‘Atâ’ Allâh as-Sakandarî (رحمه الله):

O servo, chiedi ad Allâh [la grazia di concederti] il pentimento (tawbah) in ogni momento, poiché Allâh ti ha esortato ad esso dicendo (ﷻ): «O credenti, tornate tutti pentiti ad Allâh, affinché possiate avere successo» [1]; e dicendo (ﷻ): «Invero Allâh ama coloro che si pentono frequentemente e ama coloro che si purificano» [2]. E disse il Profeta (ﷻ): «Invero chiedo perdono ad Allâh settanta volte al giorno».

Se desideri pentirti, non lasciare dunque alcun momento della tua vita privo di ponderazione. Rifletti su ciò che hai fatto durante la tua giornata: se vi trovi qualche opera d’obbedienza, ringrazia Allâh per questo, e se vi trovi qualche atto di disobbedienza, rimprovera te stesso per esso e chiedi perdono ad Allâh, volgendoti a Lui pentito.

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I nobili sandali dell’Inviato di Allah

sandal-poetry La civiltà islamica – tanto nel suo complesso quanto nei suoi elementi specifici – è interamente imperniata sulla figura, la funzione e l’insegnamento del Profeta (ﷺ), la cui sottovalutazione od il cui ridimensionamento costituisce una delle principali cause della decadenza e della crisi della cultura tradizionale dei Paesi arabo-musulmani.

In tal senso, ogni elemento – morale, materiale o spirituale – che abbia a che fare col Profeta Muhammad (ﷺ) costituisce per il credente una fonte di benedizione e ispirazione, cui l’intera società tradizionale tributa rispetto e venerazione.

Ciò vale, nello specifico, anche per i suoi nobili sandali (na‘layn), di cui lo Shaykh Muhammad al-Yaqoubi (Allah lo protegga) ha detto:

Perfino i sandali del Profeta (ﷺ) sono una fonte di benedizione (baraka) ed un motivo di trionfo. Noi indichiamo infatti il sandalo col termine na‘l (نعل), e nella stessa lingua Araba utilizziamo l’espressione na‘lun na‘lû bi-hi (نعل نعلو به): «un sandalo tramite il quale siamo elevati», dal verbo a‘lâ/ya‘lû – che indica appunto l’idea di elevazione.

Il Profeta stesso (ﷺ) è menzionato frequentemente come “il Detentore dei due Sandali” (Sâhibu n-na‘layn), nelle odi e nelle invocazioni tradizionali composte in suo onore; lo Shaykh al-Akbar Muhyi d-Din Ibn al-‘Arabi ha indicato inoltre come proprio i sandali costituiscano un elemento caratteristico del vestiario dei Profeti. [1]

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Sulla Notte dell’Espiazione

LunaPienaDiverse tradizioni profetiche (ahâdîth) indicano l’eccellenza della notte tra il 14 ed il 15 di Sha‘bân, e l’opportunità per i credenti di dedicarvisi all’adorazione ed alla ricerca del perdono divino (istighfâr). Benché tali narrazioni contengano degli elementi di debolezza nelle loro catene di trasmissione, la maggioranza dei Sapienti antichi e moderni le ha considerate nel loro complesso una prova attendibile, insieme alla pratica di alcuni tra i pii Predecessori (as-Salaf as-sâlih).

Tra queste tradizioni, vi è quella in cui Sayyidunâ Mu‘âdh ibn Jabal  (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che il Profeta (ﷺ) disse: «Allâh si volge alla Sua creazione nella notte di metà Sha‘bân, e perdona tutte le Sue creature, eccetto gli idolatri e colui che serba dell’odio nel suo cuore» [1] – e secondo un’altra narrazione, da ‘Abdullâh ibn ‘Amr (Allâh ne sia soddisfatto): «colui che serba dell’odio e l’omicida». [2]

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