Ma il laicista esegeta no – e comunque, “noi passamm’oltre”

Replica speculare ad un articolo di Paolo Flores d’Arcais pubblicato su Micromega.  

Il fondamentalismo laicista è un’ideologia oppressiva. Al quadrato, anzi. Oppressione della legge civile sulla religione, a cui pretende di imporsi, violando quella precondizione della democrazia che è il principio di libertà religiosa e di espressione tutelata dallo Stato. E oppressione dell’ateo sul credente, laddove la propaganda laicista pretenda di imporre la propria esegesi delle Scritture, a discapito di quella degli esegeti stessi, travisandola: ad esempio, laddove si neghi che il velo islamico (hijâb) sia una pura e semplice prescrizione divina – come attestato dall’unanimità dei Sapienti musulmani tradizionali – mistificandolo intimiditoriamente come “un simbolo dell’islamismo politico, della religione che vuole imporre la sua legge a tutti”. Oppure, laddove si estrapolino indebitamente brani dei Testi sacri, costringendoli poi a dibattersi nella gabbia colpevolizzante di letteralismi aberranti – del tutto estranei ai testi stessi, e con tutta la detestabile testardaggine della decontestualizzazione.

Quest’ideologia doppiamente oppressiva ha perciò coerentemente messo al bando i simboli religiosi, ad esempio, dalle istituzioni pubbliche della Repubblica Francese, nelle cui scuole i giusti valori di “liberté, égalité et fraternité” vengono purtroppo fraintesi, e tradotti in condotte che conculcano la libertà religiosa e di espressione dei cittadini credenti, compromettendone l’eguaglianza e mortificandone la fraternità.

Pochi giorni fa, sul palco delle “Sardine” a San Giovanni a Roma ha preso la parola anche Nibras Asfa, una donna musulmana che indossa il velo islamico. Ciò ha provocato la prevedibile reazione delle parti politiche contro cui la donna ha rivolto il suo intervento, ma anche la tempestiva, vibrante denuncia di laicisti – tra cui Paolo Flores d’Arcais, secondo cui “le Sardine non possono enunciare come programma l’attuazione della Costituzione Italiana, e poi affidare questo messaggio a una donna che indossi il velo islamico: [..] quale che sia il vissuto di libertà di donne islamiche che, in molti Paesi occidentali, sostengono di indossare il velo per loro libera scelta, esso resta un simbolo di oppressione”, e la sua esibizione pubblica in un contesto del genere un “oltraggio” alla Costituzione stessa.

Non è dunque sufficiente che una donna musulmana indossi liberamente il hijab, e rivendichi per sé la libertà di indossarlo: per l’ideologia laicista, ella sarà comunque oppressa. Non è sufficiente che eredità, divorzio e (a determinate condizioni) aborto siano previsti nel diritto islamico da oltre un millennio – insieme all’autonomia economica della moglie dal marito, al suo diritto al mantenimento ed alla sua libertà d’impresa; non è sufficiente che la più antica università del mondo sia stata fondata a Fes nell’859 da una donna musulmana, Fatima al-Fihriyya, né che donne musulmane siano già state tra l’altro Presidenti e Capi di Stato di diversi Paesi islamici – tra cui Pakistan, Indonesia, Bangladesh, Senegal e Singapore: per l’ideologia laicista, il velo della donna musulmana sarà comunque simbolo di una tradizione oppressiva.

Qui è piuttosto il fondamentalismo laicista a farsi ancor più oppressivo, addirittura al cubo – cioè, non soltanto sulla religione e sui cittadini credenti, ma sullo stesso principio di realtà. Laddove la donna si autodetermini liberamente, la si definisce oppressa; laddove rivendichi il diritto di definire autonomamente i termini della propria autodeterminazione, se ne sancisce la minorità. Travisando mistificatoriamente come oppressiva una prescrizione religiosa liberamente praticata – nonché profondamente simbolica, e trasversalmente condivisa da tradizioni antiche, culture religiose, usi e costumi locali d’ogni epoca e regione della Terra – si tenta di giustificarne la repressione “in nome della libertà”.

Ebbene, chiedere di realizzare la laicità è impegnativo. Perché a parole, a chiacchiere, tutti le rendono omaggio. La differenza consiste nella coerenza tra il dire e il fare. La Costituzione nasce (anche) dalla denuncia di questo scarto: la laicità c’è, i laicisti dicono di farla loro, mentre in realtà non la realizzano, e perfino la oltraggiano.

paradiso.jpgD’altronde, il laicista avrebbe il dovere di un comportamento rigorosamente coerente coi suoi valori, altrimenti ne va della sua intera credibilità. C’è infatti una “contraddizione insanabile” – quella che Immanuel Kant chiamava “Realrepugnanz” – non tra velo islamico e Costituzione repubblicana, bensì tra l’aggressione iconoclasta e anti-religiosa al velo religioso e la menzione del “padre Dante”, colui che invece canta l’incontro nelle regioni spirituali del divin Purgatorio proprio con una donna “sovra candido vel cinta d’uliva” (Purgatorio, XXX, 31). “Per la contraddizion che nol consente” (Inferno, XXVII, 120) saremmo tentati di denunciarla come un’appropriazione indebita; tuttavia – a differenza del demonio, che sottrae Guido da Montefeltro alla prospettiva della redenzione ultraterrena, e di Flores d’Arcais, che vorrebbe sottrarre le donne musulmane a quella dell’integrazione civile – “noi passamm’oltre” (Inferno, XXVII, 133), poiché “i servi del Compassionevole sono coloro che camminano sulla terra con umiltà, e quando coloro che ignorano si rivolgono loro, rispondono [semplicemente]: «Pace!»” (Corano, 25, 63).

Un pensiero riguardo “Ma il laicista esegeta no – e comunque, “noi passamm’oltre””

  1. Credo che il signor D’Arcais ,abbia espresso una opinione estremamente illiberale e aggressiva verso quella ragazza musulmana,questo è ostracismo, in nome non della sana laicità, ma di una aggressiva campagna di stereotipi e pregiudizi

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