Moschee chiuse in quarantena

china-mosque-winterIn concomitanza con la diffusione del Corona Virus nel nostro Paese, diverse moschee e sale di preghiera – analogamente alle chiese e ai luoghi di culto di altre tradizioni religiose – hanno temporaneamente sospeso sia la congregazione (jamâ‘ah) per le 5 preghiere quotidiane sia la celebrazione della preghiera del Venerdì (Jumu‘ah). Tale provvedimento è stato assunto non solo in ottemperanza alle disposizioni diramate dalle autorità competenti, ma anche in ossequio alle indicazioni della Legge Sacra (Sharî‘ah), a tutela delle comunità e di tutta la popolazione civile italiana.

Disse infatti il Profeta Muhammad ﷺ che “nessun malato dovrebbe essere posto [a contatto] con un sano” [1], onde evitarne il contagio; e disse ﷺ che “chi mangi aglio o cipolla sia tenuto lontano dalla moschea, e resti in casa sua” [2] – intendendo con ciò la premura di non recare disagio agli altri, nemmeno quello minimo della puzza e dell’afrore. Ibn ‘Abd al-Barr ha infatti spiegato che, per analogia, qualsiasi causa di nocumento alle persone – tra cui, ovviamente, una malattia infettiva – è un motivo valido per impedire l’accesso alla moschea, finché tale motivo non venga meno. [3]

Ciò è legato al carattere flessibile della Legge Sacra, essenzialmente volta alla praticità ed all’agevolazione (yusrâ) nei confronti dei fedeli, nonché al carattere universale del culto islamico, che non è ritualmente confinato entro spazi esclusivi: “tutta la terra è stata resa [per il Profeta ﷺ e per i fedeli dell’Islam] luogo di purificazione e prosternazione” [4] – lett. ‘moschea’, di cui la moschea edificata ed adibita al culto (jâmi‘) rappresenta una delimitazione rituale volta ad agevolare la riunione congregazionale dei fedeli e delle potenze angeliche.

FATWA – Il nostro Shaykh Mufti Wajid Iqbal della Dar Ihya’ as-Sunnah ha dunque confermato che virus e malattie infettive sono validi motivi per essere scusati dall’attendere alle preghiere congregazionali, specialmente quando la loro sospensione può aiutare a fermare la diffusione del virus. In tal caso, una persona non dovrebbe recarsi in moschea, bensì pregare in congregazione a casa con la sua famiglia a casa, formulando l’intenzione di recarsi in moschea laddove non vi fosse stata restrizione a farlo. Così riceverà sia il merito dell’aver pregato in congregazione sia quello di aver pregato in moschea, benché non abbia avuto la possibilità materiale di farlo – poiché “invero le azioni valgono secondo le intenzioni”. Analogamente, per quanto concerne la preghiera del Venerdì, laddove vi siano restrizioni si pregherà la normale preghiera del mezzodì (zhuhr), secondo le modalità succitate. [5]

La sospensione temporanea della congregazione nelle moschee non implica quindi né una diminuzione delle preghiere né una compromissione della loro qualità; viceversa, costituisce piuttosto un’opportunità per vivificare maggiormente le proprie dimore con le opere spirituali – come disse il Profeta ﷺ: “non rendete cimiteri le vostre case”, incoraggiando la preghiera domestica – e per intensificare le invocazioni private. A questo proposito, è raccomandabile recitare ed invitare altri alla recitazione di invocazioni coraniche e profetiche (raccolte ad es. dall’Imam as-Shadhili nel Hizb al-Bahr), di litanie specificamente dedicate alla protezione (ad es. l’invocazione Latifiyya), di recitazioni integrali (khatm) del Nobile Corano ed invocazioni di grazia sul Profeta ﷺ – con l’intenzione di dedicarle alla salute ed alla preservazione del nostro Paese.

Quelle comunità che, pur adottando misure di prevenzione della diffusione del virus, volessero comunque offrire la preghiera del Venerdì per assolvere al suo obbligo collettivo (fard kifâya), potrebbero eventualmente celebrarla col minimo di persone richieste – generalmente, almeno 3 uomini oltre all’imam khatib. Il Consiglio Religioso Islamico di Singapore ha inoltre diramato alcune raccomandazioni indicative – come dotarsi di propri tappeti da preghiera invece di prosternarsi direttamente sul pavimento, evitare di stringere le mani, curare con particolare attenzione l’igienizzazione e la ventilazione delle sale da preghiera, etc. [6]

Alberto_Ronco_1610_-_San_Carlo_e_croci_votive

Durante la peste di Milano del 1576, per consentire alla locale popolazione cristiana di partecipare alle funzioni religiose nonostante la quarantena, il Cardinal Carlo Borromeo fece «piantar altari in molti luoghi della città allo scoperto per dir messa in luogo che dalla finestra si possa se non udire, vedere; e si pigliaron quelli siti che possano servire a più persone» [7]. Sebbene – come visto – nell’Islam non siano necessarie queste misure straordinarie per la celebrazione del culto, analoghe misure di sostegno e di conforto spirituale potrebbero infine essere offerte tramite i moderni social media: divulgando scritti e messaggi audio-video di incoraggiamento, proseguendo a distanza le normali attività di insegnamento, promuovendo riunioni telematiche (conference calls) di dhikr ed avendo cura di mantenere i rapporti telefonici con le persone eventualmente sottoposte a misure di restrizione od isolamento, in casa propria od in ospedale. 

[1] Bukhârî (6771), Muslim (2221).
[2] Bukhârî (855), Muslim (564).
[3] At-Tamhîd (6/422).
[4] Sunan Tirmidhî (317).
[5] Consultazione diretta con l’insegnante.
[6] https://www.facebook.com/MUIS.SG/posts/10157517455446329
[7] A. Valente, La peste del 1576 in Milano. Notizie tratte dalle lettere di un contemporaneo, in Archivio Storico Lombardo, 1923, pp. 472-473.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...