L’orazione rituale dell’eclissi

eclissi-solareNel corso dei secoli, fenomeni astronomici come le eclissi hanno ingenerato le più disparate credenze e superstizioni. Le normali relazioni di armonia e di corrispondenza che vigono tra macrocosmo e microcosmo sono state infatti fraintese frequentemente come rapporti immediati e necessari di causa ed effetto: in tal modo, particolari avvenimenti furono erroneamente attribuiti all’occorrenza di determinati fenomeni, anziché al verificarsi di specifiche condizioni, fossero queste di carattere generale o relative a specifiche circostanze contingenti.

All’epoca del Profeta Muhammad (ﷺ), vi era ad esempio la credenza diffusa che un’eclissi solare o lunare fosse direttamente legata alla nascita o alla morte di una persona. Al-Mughîrah ibn Šu‘bah ha narrato che, al tempo dell’Inviato di Allâh (ﷺ), il sole si eclissò nel giorno in cui morì suo figlio Ibrâhîm, e la gente attribuì dunque quest’eclissi alla morte del bimbo. Disse allora l’Inviato di Allâh (ﷺ), per correggere questa falsa credenza: «Invero il sole e la luna non si eclissano né per la morte né per la nascita di alcuno: quando assistete a ciò, pregate ed invocate Allâh». [1] E disse, secondo un’altra narrazione: «Invero il sole e la luna non si eclissano né per la morte né per la nascita di alcuno, bensì sono due tra i segni di Allâh: quando assistete alle loro eclissi, alzatevi ed assolvete all’orazione». [2]

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Una chiara responsabilità

Metro_logoBreve intervento pubblicato sul quotidiano Metro, in seguito all’attentato alla rivista satirica francese Charlie Hebdo, ed alle forti reazioni delle opinioni pubbliche europee. 

La drammatica notizia dell’uccisione di 12 persone in Francia, e di diverse decine di persone nello Yemen, nella sola giornata dell’altro ieri, ci indica chiaramente che ci troviamo dinanzi ad una sedizione montante e ad una situazione di instabilità sistematica, che oggi si costituisce definitivamente come un rischio concreto e una minaccia tangibile per noi tutti.

In quanto credenti e cittadini musulmani subiamo tale minaccia da un duplice punto di vista: in primis, da quello della sicurezza personale, esattamente come qualsiasi altro cittadino europeo, essendo non meno esposti al pericolo di attentati imprevedibili; in secondo luogo, da quello del pregiudizio diffuso e di un’ostilità crescente in seno all’opinione pubblica europea, che ci percepisce come cittadini meno affidabili di altri, od addirittura conniventi – se non proprio complici – di chi compie gesti tanto efferati.

Dinanzi a queste difficoltà siamo chiamati a raddoppiare i nostri sforzi e ad assumerci una chiara responsabilità: non quella di profonderci soltanto in scuse, dissociazioni e distinguo che non saremmo tenuti ad esprimere, essendo personalmente del tutto estranei e avversi a fattispecie criminose di questo genere, bensì quella di portare pazienza e di testimoniare con serenità e coraggio quell’autentica Parola di verità e di misericordia – comune alle diverse tradizioni religiose – che, sola, può far breccia nei cuori e nelle tenebre di quest’epoca.

Possa l’Unico Signore Altissimo proteggere i nostri Paesi e tutti i loro cittadini e abitanti, e così noi tutti, che ne siamo specificamente e provvidenzialmente responsabili.

Il Presepe e le festività Cattoliche in italia

presepeIn relazione ai recenti, reiterati provvedimenti di sospensione che periodicamente interessano la celebrazione di ricorrenze religiose Cattoliche presso alcuni istituti scolastici della Repubblica Italiana, nonché rispetto alle frequenti polemiche relative ad ipotesi di rimozione dei simboli religiosi Cristiani dagli uffici pubblici del nostro Paese, vorremmo esprimere chiaramente quanto segue.

Come fedeli Musulmani, veneriamo Gesù Cristo come Parola di Dio (kalimatu-Llâh) e Spirito (rûh) proveniente da parte Sua: ne attestiamo la nascita miracolosa dal seno della Vergine Maria, narrata nel Nobile Corano, e ne attendiamo il ritorno come Messia (Masîh), che soverchierà le forze dell’Anticristo Impostore (Dajjâl). Sebbene esprima un punto di vista teologico differente da quella Cristiano, la dottrina Islamica prevede tuttavia il pieno diritto dei fedeli Cristiani a celebrare le proprie festività negli stessi Paesi musulmani, senza che ciò sia loro negato od impedito.

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La ricerca della Conoscenza di Baqiyy ibn Makhlad

map_of_the_islamic_empire_sobhi_abdul-karim_cairo_1965«..E qui [menzioneremo] un altro racconto, tra i più straordinari che si possano narrare, che si verificò quando un sapiente Andaluso si mise in viaggio dall’Andalusia verso l’Oriente. Egli percorse questa grande distanza camminando sulle sue sole gambe [senza l’ausilio di un cavallo od un cammello da cavalcare], con l’obiettivo di incontrare un Imâm tra i [più grandi] imâm, e di acquisire conoscenza da lui. Al suo arrivo, venne a sapere che l’Imâm era stato messo agli arresti domiciliari e bandito dal pubblico insegnamento. [1] Ciononostante, attraverso alcuni espedienti, il sapiente Andaluso fu infine in grado di apprendere da lui.. E questa storia è piena di questo genere espedienti, insoliti ed interessanti.

Il suo nome era Abû ‘Abd ar-Rahmân Baqîyy bin Makhlad al-Andalûsî al-Hâfiz. Nacque nel 201 H. (816 C.) e morì nel 276 (890), possa Iddio averne misericordia. Egli si recò a piedi fino a Baghdâd quand’era circa ventenne, ed il suo più profondo e sentito desiderio era quello di incontrare l’Imâm Ahmad ibn Hanbal e studiare con lui.

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Fatwa sull’ISIS del Consiglio Islamico Siriano

Questa traduzione della condanna del Consiglio Islamico Siriano nei confronti del movimento dello pseudo-Stato Islamico (IS) è stata pubblicata nella raccolta «Contro l’ISIS», edita da Giorgio Pozzi Editore, la prima antologia in lingua Italiana di autorevoli posizioni sapienziali Islamiche (fatâwa) di condanna del terrorismo islamista. 

Questo articolato parere giuridico (fatwâ) è stato espresso dal Consiglio Islamico Siriano (al-Majlis al-Islâmî as-Sûrî), e sottoscritto in seguito dall’Unione dei Sapienti della Siria (Râbitah ‘Ulamâ’ as-Shâm): il suo specifico interesse risiede tanto nella composizione di quest’organismo, che riunisce sapienti musulmani (‘ulamâ’) di diversi orientamenti e metodologie dottrinali (manâhij), quanto nella sua effettiva prossimità al contesto siriano, che ne garantisce una migliore conoscenza ed una minore discrezionalità, a proposito delle attuali condizioni del conflitto in corso – ciò che di fatto costituisce un elemento dirimente, rispetto all’effettiva autorevolezza di un parere giuridico.

E’ comunque necessario specificare che la natura di questo conflitto impedisce di farsi un quadro preciso della situazione, la cui conoscenza obiettiva è definitivamente ostaggio di forme di propaganda e di infiltrazioni di diverso genere e tendenza. Questo documento – insieme ad altre opinioni sapienziali che avevamo precedentemente segnalato, e ad ulteriori autorevoli opinioni similari, largamente diffuse – contribuisce dunque soprattutto a definire quale sia la posizione dell’ortodossia tradizionale Islamica rispetto a quanto appare di ciò che è indicato come ISIS.

Laddove esso corrisponda effettivamente all’immagine che gli viene attribuita, e che buona parte dei suoi stessi militanti si impegnano ad attribuirgli, esso non costituirebbe soltanto un movimento privo di legittimità dal punto di vista della Legge sacra (Sharî‘ah), nella sua pretesa di assumere la funzione di Califfato di ordine universale – al punto che ci si riferisce formalmente ad esso come “Stato del ‘Irâq e della Siria”, privandolo così perfino del solo aggettivo di “Islamico” – bensì sarebbe da considerarsi una vera e propria minaccia, che dal punto di vista shara‘îtico risulterebbe doveroso combattere fino alla sua definitiva recessione e neutralizzazione.

Questo documento dimostra inoltre come i sapienti musulmani (‘ulamâ’) non abbiano soltanto espresso pubblicamente una posizione dettagliata, con chiarezza ed in maniera perentoria, bensì l’abbiano fatto con largo anticipo rispetto alla più recente escalation di violenze che pare abbiano colpito anche alcune minoranze nel nord del ‘Irâq, e che ha contribuito a portato quell’organizzazione alla ribalta dei media internazionali – escalation rispetto a cui, pure, è stata successivamente, ulteriormente ribadita la più ferma condanna.

Traduzione, corsivi, note e capitolazione miei, rispetto al testo originale della fatwâ.

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In solidarietà alle minoranze irachene

conferenza-museo-del-duomoBreve intervento rilasciato in data 14 Agosto 2014, presso la Sala delle Colonne del Nuovo Grande Museo del Duomo di Milano, nell’ambito di un incontro pubblico di riflessione sulle notizie di persecuzione ai danni delle minoranze religiose nel Nord del ‘Irâq, organizzato dalla Scuola della Cattedrale di Milano e dal Tribunale Rabbinico del Nord Italia.

Nel Nome d’Iddio, il Misericordioso, il Clementissimo.
Ogni lode appartiene a Dio, Signore dei mondi, e che Dio elogi e preservi il Sigillo dei Suoi Inviati, il Profeta Muhammad, insieme alla Sua famiglia ed ai Suoi compagni, âmîn.

Che la Pace e la Misericordia d’Iddio e le Sue benedizioni siano con voi.
Carissimi, tengo innanzi tutto a ringraziarvi per avermi invitato a partecipare a questo incontro [di riflessione sulle notizie di persecuzione ai danni delle minoranze religiose nel Nord del ‘Irâq, organizzato dalla Diocesi di Milano], e per avermi dato così la possibilità di esprimere pubblicamente una solidarietà che ho precedentemente espresso altrove.

Come Musulmano e come Milanese, debbo innanzi tutto precisare che la mia presenza in questa sede non è da considerarsi quella dell’esponente di una comunità religiosa locale, né del rappresentante di questa o quella organizzazione, bensì quella di un umile servo di Dio (‘abd Allâh), membro di una Comunità spirituale (ummah) che da oltre 14 secoli considera la tutela e la protezione delle minoranze non come una scelta arbitraria, soggetta ad una volontà mutevole, bensì come un preciso comandamento divino, che si è dunque impegnata ad assolvere ed a garantire, sotto la sua egida, con coerenza e continuità – al netto delle naturali imperfezioni legate al contraddittorio succedersi delle vicende umane.

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Lettera sulla Moschea di Milano

Brani di questa lettera aperta sono stati pubblicati sul quotidiano cattolico Avvenire e sul settimanale Corriere Sette

Sono ormai trascorsi quasi 25 anni da quando il Cardinal Martini, nel suo discorso “Noi e l’Islam” rivolto alla Chiesa ed alla Città di Milano, metteva in guardia rispetto a «due questioni errate da evitare, ed una posizione corretta da promuovere»: da un lato, la noncuranza e la disinformazione nei confronti dell’Islam e delle comunità musulmane, e dall’altro «lo sforzo serio di conoscenza, la ricerca di strumenti e l’interrogazione di persone competenti». Questo ammonimento suona oggi quantomai urgente, e provvidenzialmente attuale: ad oltre 1700 anni dall’Editto di Milano, la Città di Ambrogio si prepara finalmente all’edificazione di una grande Moschea, luogo di culto della seconda Religione nel mondo e nella città, per numero di aderenti.

In accordo con l’indicazione del Cardinale, da studioso musulmano e da cittadino milanese ritengo che, nell’imminenza di un evento di questa portata – che si può definire a buon diritto “epocale” – sia necessario proporre finalmente un “contributo di conoscenza”, che sia ben lungi dall’alimentare ulteriormente sterili polemiche di partito (quale che sia), e che permetta piuttosto di portare il discorso nel merito della questione: da un lato, sul piano di una comprensione profonda e di un’analisi accurata, per quanto introduttiva, di ciò di cui si sta parlando; e dall’altro, nell’ambito degli aspetti concreti che è necessario prendere in considerazione, per superare l’impasse in cui ci siamo venuti a trovare.

Lo spirito di questo contributo è d’altronde da inquadrarsi alla luce di un chiarimento preliminare e di una prospettiva: la questione della Moschea non andrebbe più intesa, infatti, come una problematica di natura esclusivamente politica e sociale, da dirimere attraverso delicati compromessi, bensì come una grande opportunità di ordine culturale e spirituale. Di più: essa non riguarda soltanto una singola comunità di fede, bensì l’intera Città di Milano, che su di essa decide un pezzo importante del proprio futuro – e che ad essa dovrebbe dunque poter guardare come ad un motivo di speranza e di fiducia per tutta la cittadinanza, se non proprio per il Paese nel suo complesso.

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