I nobili sandali dell’Inviato di Allah

sandal-poetry La civiltà islamica – tanto nel suo complesso quanto nei suoi elementi specifici – è interamente imperniata sulla figura, la funzione e l’insegnamento del Profeta (ﷺ), la cui sottovalutazione od il cui ridimensionamento costituisce una delle principali cause della decadenza e della crisi della cultura tradizionale dei Paesi arabo-musulmani.

In tal senso, ogni elemento – morale, materiale o spirituale – che abbia a che fare col Profeta Muhammad (ﷺ) costituisce per il credente una fonte di benedizione e ispirazione, cui l’intera società tradizionale tributa rispetto e venerazione.

Ciò vale, nello specifico, anche per i suoi nobili sandali (na‘layn), di cui lo Shaykh Muhammad al-Yaqoubi (Allah lo protegga) ha detto:

Perfino i sandali del Profeta (ﷺ) sono una fonte di benedizione (baraka) ed un motivo di trionfo. Noi indichiamo infatti il sandalo col termine na‘l (نعل), e nella stessa lingua Araba utilizziamo l’espressione na‘lun na‘lû bi-hi (نعل نعلو به): «un sandalo tramite il quale siamo elevati», dal verbo a‘lâ/ya‘lû – che indica appunto l’idea di elevazione.

Il Profeta stesso (ﷺ) è menzionato frequentemente come “il Detentore dei due Sandali” (Sâhibu n-na‘layn), nelle odi e nelle invocazioni tradizionali composte in suo onore; lo Shaykh al-Akbar Muhyi d-Din Ibn al-‘Arabi ha indicato inoltre come proprio i sandali costituiscano un elemento caratteristico del vestiario dei Profeti. [1]

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