Sulla Notte dell’Espiazione

LunaPienaDiverse tradizioni profetiche (ahâdîth) indicano l’eccellenza della notte tra il 14 ed il 15 di Sha‘bân, e l’opportunità per i credenti di dedicarvisi all’adorazione ed alla ricerca del perdono divino (istighfâr). Benché tali narrazioni contengano degli elementi di debolezza nelle loro catene di trasmissione, la maggioranza dei Sapienti antichi e moderni le ha considerate nel loro complesso una prova attendibile, insieme alla pratica di alcuni tra i pii Predecessori (as-Salaf as-sâlih).

Tra queste tradizioni, vi è quella in cui Sayyidunâ Mu‘âdh ibn Jabal  (Allâh ne sia soddisfatto) ha riportato che il Profeta (ﷺ) disse: «Allâh si volge alla Sua creazione nella notte di metà Sha‘bân, e perdona tutte le Sue creature, eccetto gli idolatri e colui che serba dell’odio nel suo cuore» [1] – e secondo un’altra narrazione, da ‘Abdullâh ibn ‘Amr (Allâh ne sia soddisfatto): «colui che serba dell’odio e l’omicida». [2]

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L’orazione rituale dell’eclissi

eclissi-solareNel corso dei secoli, fenomeni astronomici come le eclissi hanno ingenerato le più disparate credenze e superstizioni. Le normali relazioni di armonia e di corrispondenza che vigono tra macrocosmo e microcosmo sono state infatti fraintese frequentemente come rapporti immediati e necessari di causa ed effetto: in tal modo, particolari avvenimenti furono erroneamente attribuiti all’occorrenza di determinati fenomeni, anziché al verificarsi di specifiche condizioni, fossero queste di carattere generale o relative a specifiche circostanze contingenti.

All’epoca del Profeta Muhammad (ﷺ), vi era ad esempio la credenza diffusa che un’eclissi solare o lunare fosse direttamente legata alla nascita o alla morte di una persona. Al-Mughîrah ibn Šu‘bah ha narrato che, al tempo dell’Inviato di Allâh (ﷺ), il sole si eclissò nel giorno in cui morì suo figlio Ibrâhîm, e la gente attribuì dunque quest’eclissi alla morte del bimbo. Disse allora l’Inviato di Allâh (ﷺ), per correggere questa falsa credenza: «Invero il sole e la luna non si eclissano né per la morte né per la nascita di alcuno: quando assistete a ciò, pregate ed invocate Allâh». [1] E disse, secondo un’altra narrazione: «Invero il sole e la luna non si eclissano né per la morte né per la nascita di alcuno, bensì sono due tra i segni di Allâh: quando assistete alle loro eclissi, alzatevi ed assolvete all’orazione». [2]

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Fatwa sull’ISIS del Consiglio Islamico Siriano

Questa traduzione della condanna del Consiglio Islamico Siriano nei confronti del movimento dello pseudo-Stato Islamico (IS) è stata pubblicata nella raccolta «Contro l’ISIS», edita da Giorgio Pozzi Editore, la prima antologia in lingua Italiana di autorevoli posizioni sapienziali Islamiche (fatâwa) di condanna del terrorismo islamista. 

Questo articolato parere giuridico (fatwâ) è stato espresso dal Consiglio Islamico Siriano (al-Majlis al-Islâmî as-Sûrî), e sottoscritto in seguito dall’Unione dei Sapienti della Siria (Râbitah ‘Ulamâ’ as-Shâm): il suo specifico interesse risiede tanto nella composizione di quest’organismo, che riunisce sapienti musulmani (‘ulamâ’) di diversi orientamenti e metodologie dottrinali (manâhij), quanto nella sua effettiva prossimità al contesto siriano, che ne garantisce una migliore conoscenza ed una minore discrezionalità, a proposito delle attuali condizioni del conflitto in corso – ciò che di fatto costituisce un elemento dirimente, rispetto all’effettiva autorevolezza di un parere giuridico.

E’ comunque necessario specificare che la natura di questo conflitto impedisce di farsi un quadro preciso della situazione, la cui conoscenza obiettiva è definitivamente ostaggio di forme di propaganda e di infiltrazioni di diverso genere e tendenza. Questo documento – insieme ad altre opinioni sapienziali che avevamo precedentemente segnalato, e ad ulteriori autorevoli opinioni similari, largamente diffuse – contribuisce dunque soprattutto a definire quale sia la posizione dell’ortodossia tradizionale Islamica rispetto a quanto appare di ciò che è indicato come ISIS.

Laddove esso corrisponda effettivamente all’immagine che gli viene attribuita, e che buona parte dei suoi stessi militanti si impegnano ad attribuirgli, esso non costituirebbe soltanto un movimento privo di legittimità dal punto di vista della Legge sacra (Sharî‘ah), nella sua pretesa di assumere la funzione di Califfato di ordine universale – al punto che ci si riferisce formalmente ad esso come “Stato del ‘Irâq e della Siria”, privandolo così perfino del solo aggettivo di “Islamico” – bensì sarebbe da considerarsi una vera e propria minaccia, che dal punto di vista shara‘îtico risulterebbe doveroso combattere fino alla sua definitiva recessione e neutralizzazione.

Questo documento dimostra inoltre come i sapienti musulmani (‘ulamâ’) non abbiano soltanto espresso pubblicamente una posizione dettagliata, con chiarezza ed in maniera perentoria, bensì l’abbiano fatto con largo anticipo rispetto alla più recente escalation di violenze che pare abbiano colpito anche alcune minoranze nel nord del ‘Irâq, e che ha contribuito a portato quell’organizzazione alla ribalta dei media internazionali – escalation rispetto a cui, pure, è stata successivamente, ulteriormente ribadita la più ferma condanna.

Traduzione, corsivi, note e capitolazione miei, rispetto al testo originale della fatwâ.

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