L’ode mattutina del sultano italiano

Sultan Murad III (1546-1595) governò l’Impero Ottomano tra il 1574 e il 1595, durante il suo periodo di massima espansione: figlio di Sultan Selim II (1524-1574), era italiano da parte di sua madre, la veneziana Cecilia Venier-Baffo (1525-1587), vâlide sultân (madre del sultano regnante) conosciuta come Nur Banu dopo la sua adesione all’Islam. La donna – apprezzata per la sua grande bellezza e intelligenza, e tuttora sepolta in Aya Sofya, a Istanbul – svolse un ruolo di primo piano nella politica estera Ottomana, tessendo rapporti non soltanto con la Serenissima Repubblica di Venezia, ma anche con altri Stati italiani.

Quando, un giorno, Sultan Murad III non si svegliò per recitare regolarmente l’orazione quotidiana dell’alba (salâtu l-fajr), ne fu talmente afflitto da comporre quello che divenne un famoso poema in lingua Turca, in cui esorta al Ricordo di Allah ﷻ e al riconoscimento della transitorietà terrena. Il sovrano di uno dei regni più potenti ed estesi della sua epoca trasmetteva in tal modo un preciso lascito spirituale, e un esempio di perenne attualità per tutti i governanti: non c’è forza né potere se non per Allah ﷻ e in virtù del Suo Ricordo, quale che sia il proprio rango o funzione in seno alla società, e i privilegi  e benefici materiali che ne derivano.

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